La Toga sul cuore e la (im)morale nel cervello

Si sa, cuore e cervello non vanno molto d’accordo. Nel cuore abitano gli istinti, la irrazionalità, l’impulsività, l’emozione; il cuore pulsa, non può fermarsi a pensare. Il cuore è anima, il cuore è sempre in movimento.

Il cervello no; il cervello è razionalità, è pensiero, è meditazione … cuore e cervello non possono andare d’accordo; se il cuore dice di agire, il cervello lo invita alla riflessione. Se il cuore vuole fare una fesseria, il cervello cerca di frenare il suo impeto e tenta di calmarlo.

Ed allora se uno, istintivamente, si lascia andare ad affermazioni e sentimenti sull’onda della emotività, affermazioni e pensieri che portano all’applauso (proprio ed altrui), si dice che questi è un uomo di cuore (salvo, poi, verificare quanto sia istintivamente razionale e quanto il suo impeto non sia stato calcolato a tavolino – ma questa è un’altra storia!)

Quanto è bravo, quello; quanto è bello, quello; quello è proprio una persona di cuore, oh! Che bel discorso, ha fatto è proprio un discorso fatto con il cuore … quanto è bella “la toga sul cuore”, siamo Avvocati, l’impegno solenne è bellissimo, il Giuramento che noi facciamo sta a dimostrare che noi siamo proprio bravi e rispettosi della Legge

E la formula? Uno spettacolo. “Consapevole della dignità della professione forense e della sua funzione sociale, mi impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini della giustizia ed a tutela dell’assistito nelle forme e secondo i principi del nostro ordinamento”.

Dunque, un Avvocato – egli per primo – dovrebbe rispettare la Legge, per intima convinzione e per dare l’esempio a quanti guardano (o piuttosto, finora hanno guardato) alla nostra categoria Professionale come ad una sorta élite, anche con una certa invidia …

Ma è ancora così?

Le cronache recenti – al di là degli scandali che, ciclicamente, travolgono Avvocatura e Magistratura (ma su questa si preferisce glissare dopo poco che lo scandalo viene fuori) – parlano di continue violazioni di Legge, da parte di chi, avendo la toga sul cuore ed affannandosi per ogni dove a magnificare “la toga nel cuore” (il minuscolo è voluto!), con la Legge dovrebbe andare a dormire e viverci, manco fosse la sua compagna di vita.

Ma ci sono situazioni che non si vuole affrontare (né in pubblico, né in privato).

Doppio mandato, triplo mandato, sentenze della Consulta, Legge, sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione: da tutte queste belle cose bellamente qualcuno (i vertici delle Avvocature nazionale e locali) scantonano …

E, a questo punto, non possiamo non sottacere il caso della istanza di commissariamento del COA di Cagliari, come richiesta da parte di alcuni Consiglieri (loro si, con la Toga nel cuore).

Ed allora sorgono dei dubbi, tanti dubbi: chi dice di avere “la toga nel cuore”, perché ha la (im)morale nel cervello? E toga nel cuore e morale nel cervello possono coesistere? E soprattutto perché chi (avvocato) dice di voler tutelare la Avvocatura, ad un bel punto non decide di ritornare a fare l’avvocato, dove meglio si può esercitare la Professione (cioè negli studi e nelle aule di Tribunale), visto che – ad un certo punto della propria vita – bisogna prendere atto che la presenza nelle Istituzioni non può che essere una parentesi importante nella propria vita Professionale?

Aver bisogno costantemente dell’intervento della Magistratura per dirimere questioni di Giuristi (in evidenza non in grado di dipanare le proprie matasse – in passato ingarbugliate ad arte) non fa bene alla nostra Categoria. Forse questo concetto ci sfugge (o forse no) …

Riempirsi la bocca di termini quali morale, moralità, etica, democrazia delle Istituzioni, decoro (tanto più se compie tale attività chi è sub iudice o è destinato a finirci, perché di sicuro ci finirà) mal si concilia con la Toga nel cuore.

C’è chi ha ben chiaro il concetto (forse sono ancora pochi)… ci si augura, però, che tale concetto diventi chiaro a quanta più gente possibile.

Ed in questa attività Futuro@Forense spenderà tutte le sue forze.

            Nicola Zanni

            Direttore Editoriale di Futuro@Forense

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